mercoledì 19 gennaio 2011

La tecnica Antibiotic-Lock per la prevenzione delle infezioni catetere-correlate nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale

Le sepsi nosocomiali catetere-correlate costituiscono nelle unità di terapia intensiva neonatale eventi gravi e drammatici che possono compromettere la sopravvivenza del paziente. La loro incidenza oscilla tra 3.8-11.3 infezioni/1.000 giorni di cateterismo centrale, interessando con maggior frequenza i neonati con peso alla nascita inferiore ai 1.000 grammi. Considerando che il cateterismo centrale rappresenta uno strumento fondamentale nell’assistenza ai neonati delle unità di terapia intensiva e che le infezioni catetere-correlate costituiscono un’importante causa di morbilità in questo tipo di pazienti, la loro prevenzione rappresenta un obiettivo prioritario nella pratica clinica, sia medica che infermieristica.
Nella maggior parte dei casi gli agenti patogeni colonizzano il lume del catetere e, producendo una matrice polisaccaridica extracellulare, portano alla formazione di un biofilm che li protegge dai meccanismi difensivi dell’ospite e dall’azione degli agenti antimicrobici; per questo, oltre ad un’adeguata copertura antibiotica sistemica ed alle comuni norme di prevenzione, è stata sviluppata una strategia di profilassi locale: la tecnica antibiotic-lock.
La tecnica antibiotic-lock consiste nell’immissione di una soluzione antibiotica ad elevata concentrazione all’interno del catetere che garantisce la sterilizzazione del biofilm microbico luminale se mantenuta per un tempo sufficientemente lungo e se praticata con un antibiotico adeguato all’agente patogeno implicato.
A riguardo gli studi presenti in letteratura non sono molti, soprattutto in ambito neonatale, e sono spesso eterogenei in termini di popolazioni esaminate e di antibiotici utilizzati.

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