mercoledì 26 gennaio 2011

Obesità infanitle, può essere colpa

Studio americano su 479 piccoli di Bogotà dai 5 ai 12 anni


Se il bambino tende a ingrassare con disarmante facilità e ad accumulare "ciccia" soprattutto nel girovita, le cause potrebbero risiedere non soltanto in abitudini alimentari scorrette e in un’attività fisica insufficiente, ma in una carenza di vitamina D. 

E' quanto scoperto da uno studio dell’Università del Michigan pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition, reso noto dall'osservatorio FederSalus. Secondo la ricerca, la propensione ad accumulare adipe addominale e a ingrassare rapidamente sarebbe legata a un deficit di vitamina D.

L’accumulo di grasso addominale, infatti, è considerato causa prima del fisico "a forma di mela", una morfologia che espone il soggetto a un maggior rischio di Diabete di Tipo 2 precoce e, in età adulta, all’insorgenza di altre patologie a danno dell'apparato cardiovascolare. La ricerca, durata circa 30 mesi tra il 2006 e il 2009 ed è stata effettuata a Bogotà, in Colombia, su un campione di 479 bambini tra i 5 e i 12 anni d`età. E' emerso che, a situazioni di carenza di vitamina D, corrispondevano sia l’accumulo più vistoso di grasso addominale sia, esclusivamente nei soggetti di sesso femminile, problemi di crescita in altezza.

"I dati che abbiamo raccolto - spiegano i ricercatori - suggeriscono che una situazione di carenza di vitamine del gruppo D può esporre i bambini al rischio di diventare obesi. Si tratta di una informazione significativa, considerato che la carenza di vitamina D è diffusa a livello planetario e che l`incidenza dell`obesità infantile sta crescendo ovunque a tassi preoccupanti".

Oltre all’esposizione ai raggi solari, che resta la forma più semplice e immediata per garantire all’organismo il giusto quantitativo di vitamina D, altre fonti apprezzabili di questa vitamina sono gli integratori alimentari, l’olio di fegato di merluzzo, alcuni pesci grassi come salmone e aringa nonché il latte e i suoi derivati.

Raffreddare il cervello potrebbe

 
Ridurre i danni dell'ictus con il freddo. È la prospettiva contenuta in un progetto di ricerca europeo che include 11 ospedali italiani e team di lavoro in Germania, Francia e Regno Unito. I dettagli sono stati rivelati a Bruxelles dal gruppo di lavoro capofila dell'università di Edimburgo. 

La tecnica messa a punto, già utilizzata nei pazienti con problemi cardiaci, abbassa la temperatura corporea a 35 gradi, appena un paio sotto quella normale, applicando delle piastre fredde sulla pelle e iniettando liquidi per via endovenosa. 

L’obiettivo è un'ibernazione artificiale che blocca l'afflusso di sangue al cervello permettendo ai chirurghi di intervenire sui vasi sanguigni chiusi o danneggiati.

« L'ipotermia ci permetterà di migliorare le condizione di oltre 40.000 pazienti ogni anno» ha detto Malcolm Macleod, neuroscienziato del Centre for Clinical Brain Sciences dell'università di Edimburgo.

Ogni giorno circa 1.000 europei muoiono colpiti dall'infarto cerebrale, altri 2.000 sopravvivono, ma con lesioni invalidanti.

venerdì 21 gennaio 2011

Notizie - Abruzzo


Facoltà di medicinaAspiranti medici e
odontoiatri italiani iniziano gli studi nelle facoltà dell'Est
Grazie al Tar e a direttive europee possono proseguirli all'Aquila


Pioggia di universitari dalla Romania


Eludono i test per il numero chiuso iscrivendosi
all'estero e poi trasferendosi






Ci sarà un'invasione di studenti
italiani immatricolati in Romania nelle facoltà aquilane di medicina
e odontoiatria? Si direbbe di sì visto che ormai, dopo i circa
quindici ricorsi accolti dal Tar Abruzzo qualche settimana fa,
continua ad arrivare una valanga di sentenze brevi attraverso le
quali gli aspiranti medici che hanno iniziato il cammino
universitario in Romania ora possono completarlo all'Aquila, in
ossequio a una serie di norme europee sulla libera circolazione degli
studenti. Nei giorni scorsi, infatti, il Tar ha accolto i ricorsi di
altri dodici aspiranti camici bianchi che contestavano il rifiuto
serbato dall'Università a trasfersi all'Aquila. Gli studenti
provengono tutti dalla Vasile Goldis di Arad, dove si sono
immatricolati lo scorso anno. In Italia vige il sistema del numero
chiuso e accedere alla facoltà di medicina o odontoiatria significa
aver superato il test d'ammissione, in verità abbastanza
impegnativo. Immatricolarsi in una università romena dà quindi la
possibilità, a chi magari è stato escluso in Italia, di iniziare il
percorso di studi salvo poi trasferirsi e conseguire in patria la
laurea. Un modo per eludere il numero chiuso negli atenei nazionali o
una brillante iniziativa (per chi può permetterselo, naturalmente),
sfruttando la normativa Ue? Se la normativa Ue consente tutto questo
che senso ha continuare in Italia con i test d'ammissione se poi,
l'anno successivo, la popolazione studentesca si arricchisce in virtù
di una sentenza che non può non tenere conto delle leggi e dei
regolamenti comunitari? I ricorsi presentati, e tutti accolti (tranne
uno inoltrato in ritardo), contestavano il diniego di nulla osta al
proseguimento degli studi presso l'Università dell'Aquila in base
all'elenco dei posti disponibili per l'iscrizione ad anni successivi
al primo. Normalmente questo è consentito a chi proviene da altri
atenei italiani, sempre in base ad un bando per i posti disponibili.
Ma il Tar ha eccepito che il bando in questione «non fissa alcuna
preclusione nei confronti di studenti provenienti da Università
estere». Il Tar ha anche sancito che «una diversa interpretazione
sarebbe contraria all'apicale principio di libertà di circolazione e
soggiorno nel territorio degli Stati comunitari, suscettibile di
applicazione non irrilevante nel settore dell'istruzione, neppure
essendo stata in alcun modo opposta (e, per vero, neppure
prospettata) la non equipollenza delle competenze e degli standards
formativi richiesti per l'accesso all'istruzione universitaria
nazionale». A.Bag.


mercoledì 19 gennaio 2011

La tecnica Antibiotic-Lock per la prevenzione delle infezioni catetere-correlate nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale

Le sepsi nosocomiali catetere-correlate costituiscono nelle unità di terapia intensiva neonatale eventi gravi e drammatici che possono compromettere la sopravvivenza del paziente. La loro incidenza oscilla tra 3.8-11.3 infezioni/1.000 giorni di cateterismo centrale, interessando con maggior frequenza i neonati con peso alla nascita inferiore ai 1.000 grammi. Considerando che il cateterismo centrale rappresenta uno strumento fondamentale nell’assistenza ai neonati delle unità di terapia intensiva e che le infezioni catetere-correlate costituiscono un’importante causa di morbilità in questo tipo di pazienti, la loro prevenzione rappresenta un obiettivo prioritario nella pratica clinica, sia medica che infermieristica.
Nella maggior parte dei casi gli agenti patogeni colonizzano il lume del catetere e, producendo una matrice polisaccaridica extracellulare, portano alla formazione di un biofilm che li protegge dai meccanismi difensivi dell’ospite e dall’azione degli agenti antimicrobici; per questo, oltre ad un’adeguata copertura antibiotica sistemica ed alle comuni norme di prevenzione, è stata sviluppata una strategia di profilassi locale: la tecnica antibiotic-lock.
La tecnica antibiotic-lock consiste nell’immissione di una soluzione antibiotica ad elevata concentrazione all’interno del catetere che garantisce la sterilizzazione del biofilm microbico luminale se mantenuta per un tempo sufficientemente lungo e se praticata con un antibiotico adeguato all’agente patogeno implicato.
A riguardo gli studi presenti in letteratura non sono molti, soprattutto in ambito neonatale, e sono spesso eterogenei in termini di popolazioni esaminate e di antibiotici utilizzati.

mercoledì 12 gennaio 2011

Ostetricia

L'ostetricia è una specializzazione della medicina che si occupa dell'assistenza alla donna durante la gravidanza, il parto ed il puerperio. Essa studia le normali modificazioni che avvengono all'interno del corpo femminile durante i nove mesi della gravidanza, durante le fasi del parto e durante il puerperio, l'immediato periodo dopo il parto. Si occupa inoltre di tutte le condizioni patologiche che possono insorgere a carico della madre e del sistema feto- placentare.
 L'ostetricia si avvale fondamentalmente di due figure professionali: il medico specializzato in ostetricia e ginecologia e la figura professionale dell' ostetrica, professionista specializzata nell'assistenza alla donna prima, durante e immediatamente dopo il parto che segue la donna a 360 gradi.
 Non è una divisione netta: una donna può farsi seguire da un ginecologo (l'OMS consiglia una visita a trimestre) e anche da una ostetrico. Da un punto di vista deontologico, il medico, in quanto tale, segue la patologia; l'ostetrico invece è l'esperto della fisiologia. Da un punto di vista linguistico, si deve fare una precisazione: quando si parla di ostetrico (al maschile) in italiano si intende il medico ostetrico specializzato in ostetricia e ginecologia, mentre (in parte erroneamente) quando si parla di ostetrica si intende proprio la ex levatrice, che al giorno d'oggi coinvolge anche figure maschili.
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lunedì 10 gennaio 2011

Capacità motorie, motricità e conseguenze per l’apprendimento della lettura in età evolutiva

Attraverso l’educazione motoria il fanciullo acquisisce la percezione, conoscenza e coscienza del corpo, la coordinazione oculo-manuale e sua segmentazione, la organizzazione spazio-temporale, la coordinazione dinamica generale.
La motricità consiste nella realizzazione dei movimenti attraverso stimoli interni, stimoli esterni, motivazione, programmazione della risposta, esecuzione della risposta, elaborazione degli stimoli. Tra i prerequisiti generali per l’apprendimento della lettura del bambino rientra anche un adeguato sviluppo della motricità

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Gestione del disagio da venipuntura in età pediatrica. Revisione della recente letteratura

La venipuntura è una delle più frequenti azioni cliniche eseguite su bambini e tale esperienza è spesso associata a un importante dolore e stato d’ansia. Il disagio da venipuntura nel bambino risulta però sottovalutato dagli operatori sanitari e non sono diffusamente adottate strategie per il suo controllo.
Scopo del lavoro è identificare i protocolli attuali più efficaci riportati nella letteratura medica per la gestione del disagio da venipuntura in età pediatrica. A tal fine si sono rivisti e confrontati gli studi più recenti, prospettici randomizzati e con valutazione statistica, che con sistemi farmacologici o non farmacologici raggiungano l’obiettivo posto.
L’analisi condotta ha evidenziato l’esistenza di protocolli elaborati, diversi per complessità e molteplicità di approccio, che efficacemente hanno ottenuto un significativo controllo dell’ansia e del dolore correlati alla venipuntura, rispetto ai gruppi non trattati. Ne consegue una responsabilità indifferibile da parte dei sanitari ad adottare le procedure appropriate al trattamento del disagio prima e durante la venipuntura e l’incannulamento venoso.
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lunedì 3 gennaio 2011

Diaframma (contraccezione)

Il diaframma è un metodo contraccettivo a barriera. È una piccola semisfera di gomma soffice con un anello flessibile in gomma a forma di 'O' nel bordo che l'utilizzatrice riempie con uno spermicida (una sostanza che uccide o inibisce gli spermatozoi) prima d'inserirlo nella vagina per creare una barriera davanti alla cervice uterina (l'apertura dell'utero), e dunque per evitare che gli spermatozoi vi penetrino. Il diaframma è molto soffice e flessibile e può essere facilmente piegato in una forma sottile a forma di "fetta di melone" per rendere agevole il suo inserimento intravaginale fino alla collocazione alla bocca dell'utero. Il diaframma è un metodo anticoncezionale totalmente non abortivo, ma ha una tasso di fallimento molto elevato, di circa il 20%. Questo significa che ogni 5 donne (in età fertile) che lo impiegano in un anno, una rimane incinta nonostante l'uso di questo anticoncezionale. Secondo alcuni può essere abbinato ad uno spermicida o ad altri metodi di contraccezione non totalmente sicuri.
Il diaframma è un metodo contraccettivo a barriera. È una piccola semisfera di gomma soffice con un anello flessibile in gomma a forma di 'O' nel bordo che l'utilizzatrice riempie con uno spermicida (una sostanza che uccide o inibisce gli spermatozoi) prima d'inserirlo nella vagina per creare una barriera davanti alla cervice uterina (l'apertura dell'utero), e dunque per evitare che gli spermatozoi vi penetrino. Il diaframma è molto soffice e flessibile e può essere facilmente piegato in una forma sottile a forma di "fetta di melone" per rendere agevole il suo inserimento intravaginale fino alla collocazione alla bocca dell'utero. Il diaframma è un metodo anticoncezionale totalmente non abortivo, ma ha una tasso di fallimento molto elevato, di circa il 20%. Questo significa che ogni 5 donne (in età fertile) che lo impiegano in un anno, una rimane incinta nonostante l'uso di questo anticoncezionale. Secondo alcuni può essere abbinato ad uno spermicida o ad altri metodi di contraccezione non totalmente sicuri.


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Medicina fisica e riabilitazione

La dicitura si riferisce alla branca della medicina che si occupa della diagnosi, terapia e riabilitazione della disabilità conseguente a varie malattie invalidanti. Si tratta soprattutto di malattie che comportano una limitazione dell'attività e restrizione della partecipazione alla vita attiva, attraverso la riduzione della funzione motoria, cognitiva o emozionale.
La disabilità può conseguire a malattie del sistema nervoso, osteo-articolare, cardiaco e respiratorio, ma può riguardare anche la sfera intellettiva e relazionale.
In Italia, per ottenere il titolo di specialista in medicina fisica e riabilitazione è necessario, previo possesso della laurea in Medicina e chirurgia e dell'abilitazione professionale di medico chirurgo, l'aver frequentato la relativa scuola di specializzazione quinquennale universitaria post-lauream.
Il medico specialista in medicina fisica e riabilitazione è il fisiatra, che opera solitamente in equipe con il pediatra, il neurologo, l'otorinolaringoiatra, il neuropsichiatra infantile, l'ortopedico, lo psicologo, il reumatologo, e, in regime più specificamente multiprofessionale, con il fisioterapista, il logopedista, il terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, il neuropsicologo, l'infermiere Il laureato in Scienze Motorie non è professione sanitaria dunque opera in ambito preventivo. Tuttavia è responsabile della rieducazione motoria soprattutto in soggetti giovani e legati all'attività sportiva.
I programmi riabilitativi vengono portati avanti esecutivamente, nell'ambito di un complessivo progetto riabilitativo e delle rispettive competenze, dal fisioterapista per gli ambiti della motricità, e dal logopedista nell'ambito della fonazione. Queste figure professionali sanitarie esercitano la professione dopo aver conseguito una specifica laurea triennale (ex diploma universitario), ed eventualmente anche una laurea specialistica o master universitari.


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Generalità

La fisioterapia si occupa di identificare e massimizzare la qualità della vita e il movimento potenziale entro le sfere della promozione, prevenzione, trattamento/intervento, abilitazione e riabilitazione.
Questo include il benessere fisico, psicologico, emozionale e sociale. Ciò richiede l'interazione tra il fisioterapista, il paziente/cliente, altri professionisti sanitari, le famiglie, i care-giver, le comunità in un processo dove il movimento potenziale viene valorizzato e gli obiettivi condivisi attraverso la specifica conoscenza e competenza del fisioterapista.
Il fisioterapista utilizza l'anamnesi, l'esame fisico e quando necessario i risultati di esami di laboratorio (esame radiografico, ecografico, elettromiografico, ecc.) per arrivare ad una diagnosi e stabilire un piano di trattamento
La fisioterapia comprende numerose specialità: ortopedia, neurologia, reumatologia, geriatria, cardiologia, pneumologia, pediatria, stomatognatica, solo per citare i settori d'intervento più comuni.
Il fisioterapista può esercitare la sua professione in varie modalità: in ambito pubblico o privato, come libero professionista o dipendente presso ospedali o cliniche, presso servizi di riabilitazione, presso servizi di assistenza domiciliari, in ambulatorio o studio professionale, presso centri di ricerca, ospizi, scuole, industrie, centri di fitness e servizi di allenamento sportivo.
La formazione risulta sensibilmente variabile da nazione a nazione. Il percorso formativo spazia da nazioni che prevedono una formazione di livello universitario di 3 anni più 2 (Italia) a nazioni che prevedono una breve educazione formale.
Il Ministero della Sanità, con il D.M. n.741 del 14 settembre 1994, ha introdotto il Regolamento concernente l'individuazione della figura e del relativo profilo professionale del fisioterapista, che all'art.1 afferma:
1. È individuata la figura del fisioterapista con il seguente profilo: il fisioterapista è l'operatore sanitario, in possesso della laurea abilitante, che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti a eventi patologici, a varia eziologia, congenita od acquisita.
2. In riferimento alla diagnosi ed alle prescrizioni del medico, nell'ambito delle proprie competenze, il fisioterapista: a) elabora, anche in équipe multidisciplinare, la definizione del programma di riabilitazione volto all'individuazione ed al superamento del bisogno di salute del disabile; b) pratica autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive utilizzando terapie fisiche, manuali, massoterapiche e occupazionali; c) propone l'adozione di protesi ed ausili, ne addestra all'uso e ne verifica l'efficacia; d) verifica le rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale.
3. Svolge attività di studio, didattica e consulenza professionale, nei servizi sanitari ed in quelli dove si richiedono le sue competenze professionali;
4. Il fisioterapista, attraverso la formazione complementare, integra la formazione di base con indirizzi di specializzazione nel settore della psicomotricità e della terapia occupazionale: a) la specializzazione in psicomotricità consente al fisioterapista di svolgere anche l'assistenza riabilitativa sia psichica che fisica di soggetti in età evolutiva con deficit neurosensoriale o psichico; b) la specializzazione in terapia occupazionale consente al fisioterapista di operare anche nella traduzione funzionale della motricità residua, al fine dello sviluppo di compensi funzionali alla disabilità, con particolare riguardo all'addestramento per conseguire l'autonomia nella vita quotidiana, di relazione (studio-lavoro-tempo libero), anche ai fini dell'utilizzo di vari tipi di ausili in dotazione alla persona o all'ambiente.

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